Oggi ospite della nostra rubrica “Due chiacchiere con…” uno dei nostri gioiellini del reparto Under: Gianmarco Galfo, centrocampista “made in Modica” che veste la maglia rossoblù ormai da un paio di stagioni.

“Ciao Gianmarco, tu sei un classe 2001 e quindi sei uscito relativamente da poco dal settore giovanile del Modica Airone. Quanto pensi sia stato importante per te questo percorso?”

“Sicuramente è stata una tappa fondamentale, considerando anche il fatto che io ho iniziato quando ero molto piccolo lì all’Airone e poi ho sempre avuto “l’onore” di indossare la fascia da capitano e lì ho conosciuto il mister Rappocciolo che poi mi ha chiamato qui nel Modica Calcio per il mio primo anno”.

“Per te che appunto avevi appena concluso un percorso legato alla scuola calcio come è stato ricevere la chiamata del Modica Calcio?”

“Beh, sicuramente ricevere questa chiamata mi ha fatto molto piacere. Per me è sempre un onore poter giocare per la maglia della mia città, e lo è stato soprattutto tre anni fa quando ero solo un ragazzino che aveva appena finito le trafile del settore giovanile e che ha avuto la possibilità di giocare in prima squadra e in un campionato di Promozione”.

“Dopo Rappocciolo sulla panchina del Modica è arrivato il mister Calogero La Vaccara, come è stata l’esperienza con lui?”

“Come ti hanno detto anche gli altri miei compagni, tutti i mister, anche nel settore giovanile, ti lasciano qualcosa, chi più chi meno. Io mi sono sempre messo a disposizione dei mister senza alcun tipo di pregiudizio con impegno e dedizione anche perché questo è l’unico modo per imparare veramente qualcosa”.

“Da quando sei al Modica qual è stato il giocatore da cui hai potuto imparare di più, sia da un punto di vista calcistico sia da un punto di vista umano?”

“Nella mia brevissima esperienza finora penso che sia stato, sia come grande calciatore che come grande persona, il capitano Alessandro Cassibba verso il quale provo tanta stima. Come lui verso un po’ tutti i “grandi” del gruppo come possono essere Marco Basile, Salvo Campailla e Andrea Vicari. Poi ho un ricordo molto bello di Totò Incardona che, in questi pochissimi anni, a parer mio, penso sia stato uno dei più forti con cui abbia giocato”.

“Dopo qualche settimana dall’inizio della stagione il gruppo è passato nelle mani di mister Raciti. Come hai visto e come vedi Raciti?”

“Chiaramente il mister arrivando a stagione già in corso era inevitabile che ci fosse una qualche sorta di scintilla poiché lui è arrivato in un momento nel quale tutto il gruppo aveva capito che ci fosse da cambiare rotta e quindi era inevitabile che ci mettessimo tutti a sua totale disposizione. Col mister mi stavo trovando benissimo e lo reputo un grandissimo allenatore sotto tutti i punti di vista che mi sta dando molti insegnamenti. Mi ha dato molta fiducia provandomi anche in ruoli diversi”.

“C’è qualcuno a cui ti ispiri a livello professionistico o a queste categorie?”

“Ti ho già dai fatto dei nomi di gente che stimo sia dentro che fuori dal campo. Non ti ho fatto altri nomi come per esempio quello di Eugenio Sammito. È un ragazzo che, calcisticamente e non solo, stimo tantissimo e che diciamo “invidio” perché è un giocatore veramente completo. Poi sì ci sono diversi giocatori professionisti che mi piacciono da cui cerco di trarre qualcosa per cercare di essere il più completo possibile”.

“Come vedi il tuo futuro sportivo, sia a breve che a lungo termine?”

“Io spero che, in un modo o nell’altro, e nel rispetto della salute di tutti, si possa tornare in campo il prima possibile. A lungo termine spero ancora di essere in una qualche squadra, possibilmente nel Modica che è sempre un motivo di orgoglio in più”.

Intervista realizzata telefonicamente da Salvatore Arturia