Oggi concludiamo le interviste con i calciatori per poi passare agli uomini che lavorano fuori dal campo: la dirigenza. Ospite di oggi il centrocampista David Floro Valença, arrivato nel mercato invernale e dotato di personalità e un’ottima visione di gioco.

“Ciao David, benvenuto. Tu sei arrivato a stagione in corso, come hai accolto la chiamata del Modica Calcio?”

“È stata una bella chiamata. Ho accettato volentieri perché ho un rapporto che va oltre il campo con il mister e poi ricordo che quando la scorsa stagione giocavo con il Ragusa, la partita in trasferta contro il Modica mi ha lasciato quel desiderio di venire a provare a giocare in un ambiente che mi era sembrato qualcosa di veramente bello grazie ai tifosi. Poi Modica è una piazza importante in Sicilia e il progetto mi è stato presentato e mi è piaciuto perché l’obiettivo è quello di vincere, e vincere è una cosa che piace”.

“Tu sei portoghese e sei arrivato in Italia la scorsa stagione. Quali differenze hai notato tra il calcio in Portogallo e il nostro, che ormai è anche il tuo?”

“Io ho giocato quattro anni, dopo il settore giovanile, nella terza divisione portoghese. È difficile fare paragoni tra il calcio di diversi Paesi. La Serie C portoghese, secondo me, equivale a una via di mezzo tra Serie D ed Eccellenza italiana e, quelle che lottano per la salvezza, forse sarebbero squadre anche di Promozione. Poi la qualità dei calciatori dipende anche dal contesto che c’è in ogni Paese”

“A proposito di contesto, quali differenze hai notato come infrastrutture sportive tra Portogallo e Italia?”

“La differenza è molto. Lì in Portogallo è stata attuata una politica che ha quasi eliminato i campi in terra battuta e sono stati cominciati, e conclusi, tanti progetti di campi in erba e in sintetico. Per capirci, quando ho giocato nel Lusitano, avevamo due campi in erba, due in sintetico e la palestra solo per allenarci. Poi c’era il complesso della città dove c’era uno stadio in sintetico che usavamo solo la domenica per giocare le partite. Questo, come ho detto, fa crescere in maniera diversa”.

“Tu hai passato tutto il settore giovanile nell’Academica. Quanto è stato importante per te questo percorso?”

“Io ho cominciato nell’Academica a 10 anni e sono andato via a 19 o 20 anni. Quindi ho passato lì tutta la mia adolescenza ed è lì che sono cresciuto tanto. Poi questa società è legata all’università quindi veniva comodo”.

“Un’ultima domanda: come vedi il tuo futuro?”

“Beh, io sono laureato e quindi la voglia prima o poi di finire questa vita, per quanto bella possa essere, c’è sicuramente, anche perché per me è stato una rivoluzione venire qui in Italia. Però senza dubbio penso che i prossimi anni li passerò qui ma non so ancora dirti con chi giocherò nelle prossime stagioni”.

Intervista realizzata telefonicamente da Salvatore Arturia.